Riflessioni
L'augurio di padre Federico Lombardi
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Roma, 18 ottobre 2007
Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, salutando i partecipanti alla cerimonia di premiazione della X edizione di Religion Today Filmfestival ha offerto il suo augurio all’organizzazione. “Come direttore della Radio Vaticana, che oggi ospita questa manifestazione, io devo dire tutta la mia ammirazione e il mio apprezzamento per questa iniziativa. So che da dieci anni ormai state lavorando molto positivamente per il dialogo tra le religioni, promuovendo l’impegno di tutti per la pace. Sappiamo quanto Giovanni Paolo II nelle preghiere di Assisi ha promosso questo impegno, e anche papa Benedetto XVI si mette su questa stessa linea. Radio Vaticana cerca di lavorare per questo stesso ideale. Siamo convinti di dover favorire l’incontro tra persone, culture e popoli: per questo ci sentiamo in piena sintonia con lo spirito e il lavoro che viene svolto da Religion Today. Lo stesso vale per la Sala Stampa Vaticana: ci sentiamo veramente in un orizzonte di dialogo interreligioso che vogliamo portare avanti insieme.”
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L'augurio del Presidente della Repubblica Italiana
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Ottobre 2007
In occasione della sua decima edizione Religion Today ha ricevuto il saluto e l'augurio del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Nell'esprimere il Suo apprezzamento per il valore culturale e sociale dell’evento, il Presidente ha dichiarato: "L'iniziativa costituisce un momento significativo di incontro e di scambio che, attraverso la rappresentazione di opere cinematografiche realizzate in ogni parte del mondo, promuove e diffonde nella collettività, e soprattutto tra i giovani, la conoscenza di culture e religioni diverse, trasmettendo un messaggio di tolleranza, di integrazione e di pace."
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Impressioni di Gilad Goldschmidt su Religion Today
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Ottobre 2007
Gilad Goldschmidt, rabbino di Gerusalemme e regista: ”Penso ci sia qualcosa di veramente speciale in questo Festival, perché è chiamato “Religion today”, non “Christianity today” o “Judaism today”. E’ chiamato così perché presenta qualcosa di fondamentale, comune a tutte le religioni.”
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Religion Today nelle parole del prof. Francesco Casetti
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Dal Catalogo 2007 di Religion Today Filmfestival
Al suo decimo anno di attività, il Festival Religion Today mantiene le caratteristiche che ne avevano resa possibile la nascita: la forte motivazione dei promotori, che avevano scommesso dall'inizio sulla capacità del linguaggio cinematografico di comunicare l'esperienza religiosa, e la significatività dell'oggetto di interesse, quello del dialogo interreligioso, che soprattutto negli ultimi anni si è manifestato come una delle grandi sfide che attraversano il presente e il futuro dell'umanità.
Nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta di importanza e rilievo, come testimonia il fitto calendario di attività previste per l'edizione del decennale e di partner internazionali coinvolti, senza tuttavia perdere il mandato originario: una specificità tematica non disgiunta dalla volontà di dar luogo a esperienze reali di incontro, di testimonianza e di scambio.
Dunque un modo per restituire a un medium come il cinema, che deve parte del suo fascino alla distanza e all'artificiosità di ciò che viene ricreato sullo schermo, un rapporto più diretto, una possibilità di incontro tra registi e pubblico, ossia tra chi offre all'obiettivo una storia, sia essa una tranche de vie o la propria visione del mondo, e coloro che, guardando ad essa, sono invitati a mettere in gioco il proprio patrimonio di saperi e di esperienze.
E' dunque a Religion Today come "laboratorio" di ricerca espressiva e culturale che l'Università Cattolica, e in particolare il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo, guarda con particolare attenzione: a un luogo in cui l'esplorazione di linguaggi e formati, che caratterizza oggi l'ampio territorio audiovisivo, non si limita a puro esercizio formale, e non va disgiunta da una ricerca di senso, ossia da un'esigenza autenticamente comunicativa.
Francesco Casetti - Direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Univerità Cattolica di Milano
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Il cardinale Poupard su Religion Today
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Aprile 2007
Il cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in occasione dell'incontro "Cultura e Dialogo. Come annunciare ancora con speranza l'Evangelo di Cristo" tenuto durante la sua visita a Trento per il quarantesimo anniversario del Centro ecumenico culturale "Bernardo Clesio", ha indicato il Festival internazionale di cinema e religione Religion Today come un esempio di cammino di comprensione e dialogo che attraverso il linguaggio dell'arte ci ricorda come la fede sia da sempre creatrice di cultura. Al termine dell'intervento una delegazione di Religion Today ha avuto l'onore di essere ricevuta dal cardinale per un breve aggiornamento sulla prossima edizione del Festival.
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Mons. Felix Machado sul libro di Lia Beltrami e Religion Today
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Settembre 2006
Il libro di Lia è per me, che mi occupo di dialogo tra le religioni, un’occasione per riflettere sulla mia fede. Quando parliamo del dialogo, l’idea che ne abbiamo è quella della discussione, del dibattito, ma non è questa l’unica dimensione del dialogo. Lia attraverso il suo libro mi ha fatto scoprire una dimensione che non avevo mai pensato: che anche il cinema ci presenta occasioni per fare avanzare la causa del dialogo. Lia ha messo nel panorama della ‘Chiesa che dialoga’ un elemento nuovo. Religion Today è il Festival che Lia ha fondato a Trento per promuovere l’incontro tra registi di diverse religioni e per diffondere i valori della religione nella cinematografia contemporanea. Lia dice una cosa verissima quando dice che il cinema e Religion Today possono diffondere tali valori ma soprattutto aiutare a compiere un “viaggio interiore” attraverso i tanti incontri che lì si realizzano. Il dialogo non può avvenire senza maturazione interiore, senza questo viaggio. Un dialogo tra le religioni nasce da un autentico dialogo con Dio: questo ha fatto e fa il Religion Today.
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Krszystof Zanussi a Religion Today
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Ottobre 2005
Religion Today è un festival bellissimo. E' bellissimo, perchè ha un contenuto molto valido, molto raro, unico. Non ci sono molti festival di questo genere. Non si trovano in giro molte piattaforme dove varie religioni, vari culture, vari orientamenti filosofici, possano incontrarsi. E questo è il grande vantaggio di Religion Today.
Questo Festival avrà un grande futuro, perché credo che per l’umanità la religione sia una cosa indispensabile. E allora c’è futuro per Religion Today, perché c’è futuro per l’umanità
Krszystof Zanussi, regista.
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Padre Taddei sull’esperienza di giurato a Religion Today
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Ottobre 2000
Da diodopointernet.it: la predica online iniziata da Padre Taddei sj nel 1995.
Il prof. B.M. mi internetta: "Ho assistito a Trento alla inaugurazione del Festival "Religion Today", dove Lei è stato membro della Giuria. Che impressione Le ha fatto dover giudicare film esaltanti - immagino - religioni diverse dalla nostra, che è l'unica vera religione?"
Rispondo volentieri. Anzitutto, ho l'impressione (ma vorrei sbagliare) che Lei pensi che io mi sia trovato imbarazzato. E allora, Le dico subito che il giudizio di un film è soprattutto un giudizio su come un film, con la qualità del suo linguaggio cinematografico, è riuscito a esprimere l'idea che l'autore voleva esprimere e non è primariamente un giudizio sull'autenticità dell'oggetto (in questo caso: una religione) di quell'idea.Infatti, "l'immagine di una sedia non è una sedia e l'immagine di una pistola che spara non è una pistola che spara", principio che ormai dovrebbe essere più che conosciuto. Così, il film (cioè l'immagine) di una idea su una religione non è quella idea, tanto meno quella religione. Ma vorrei aggiungere: il fatto che la nostra sia l'unica vera religione non ci dispensa dal cogliere, anzi ci obbliga - per dovere di verità e di giustizia, oltre che di carità - a cogliere quello che di buono c'è in tutte le religioni.Dice il Concilio Vaticano II (Nostra aetate, 2), citato anche dal card. Ratzinger nella recente tanto dibattuta Dichiarazione"Dominus Jesus": "La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle religioni non cristiane. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine, che quantunque differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini".
Ma occorre distinguere anche tra religione e persona convinta sinceramente della sua religione. "La salvezza si trova nella verità. - scrive il card. Ratzinger nella sua citata Dichiarazione - Coloro che obbediscono alla mozione nello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza".E "Il Concilio Vaticano II si limitò ad affermare che Dio dona la Grazia 'attraverso vie a lui note'. La teologia sta cercando di approfondire questo argomento."
Nei miei colleghi della Giuria, ho potuto costatare la sincerità - e quindi la verità - con la quale essi vivono la loro religione. Non si può sottovalutare la realtà che sta dietro le parole della Chiesa che ho appena citato. Il che non significa che la nostra Chiesa non sia l'unica vera in senso assoluto.
Veniamo più direttamente alla domanda. 3 anni fa, è nato a Trento, il "Religion Today" ("Religione oggi", cioè un Premio per il cinema delle religioni), in seno a un circolo di cultura cinematografica tenuto dai PP. Cappuccini.Ha avuto e ha l'approvazione dell'Arcivescovo di Trento, che, come il prof. B .M. avrà notato, era presente alla inaugurazione. Pochi minuti prima era arrivata una lettera di congratulazioni del cardinal Silvestrini, quello stesso che aveva officiato i funerali di Fellini e della Giulietta Masina."Religion Today" meriterebbe d'essere maggiormente seguito e apprezzato anche in campo cattolico, non solo per un generico fatto culturale, ma proprio come approfondimento della nostra religione, come conoscenza e come sollecitazione di vita cristiana. Il citato documento Ratzinger precisa: "Nella pratica e nell'approfondimento teorico del dialogo tra la fede cristiana e le altre tradizioni religiose sorgono domande nuove [cui occorre far fronte con] accurato discernimento”. "Religion Today"sostanzialmente cerca di rispondere a quelle nuove domande, con quell'apertura ecumenica verso tutte le religioni che è del Concilio e del nostro Papa attuale. Si potrebbe dire che il nostro è il Papa dell'ecumenismo. "ReligionToday",in soli tre anni (questa era solo la terza edizione), si è allargato a Bologna, a Ravenna e a Gerusalemme. E' una prova dell'importanza e anche dell'interesse della iniziativa. Ma, data la domanda, più che parlare di "Religion Today", questa volta penso più opportuno accennare alla Giuria alla quale sono stato invitato come membro. Cinque giurati, cinque religioni, cinque nazioni: - un ateo (inglese, già direttore della British National Film School, produttore per la BBC e sceneggiatore per la CNN), - un ebreo (israeliano, regista), - un musulmano (algerino, professore di cultura islamica all'Università di Bradford in Inghilterra), - una cattolica divenuta buddista (statunitense, regista,vincitrice del Primo Premio dell'anno scorso; non entro nel merito del suo passaggio ad altra religione), - un cattolico gesuita (il sottoscritto). Anche cinque impostazioni metodologiche diverse. E c'e stata anche la difficoltà delle lingue. Possibile andare d'accordo? Nessuno si conosceva prima. Il sottoscritto, per di più, col suo presentarsi che sembrava accigliato, di poche parole, ecc. aveva creato all'inizio una certa preoccupazione: "Come si farà ad andare d'accordo con un musone di questo genere?", avevano pensato i quattro. Ma appena avviata la discussione, l'impressione si è sciolta. Ciascuno esprimeva in piena libertà il suo pensiero anche se in disaccordo con quello di altri: ma non c'è stato mai bisogno di alzare la voce, né ho mai sentito qualcuno che volesse farlo; si accettavano le ragioni dell'altro quando esistevano, oppure si discuteva pacatamente, portando motivazioni o teoriche o pratiche di circostanza. Si è lavorato benissimo. Dopo quarantotto ore di lavori, eravamo diventati amici come ci fossimo conosciuti da sempre, col desiderio sincero e vivo di poterci incontrare ancora. Come mai? Devo dire che, fin dall'inizio, s'è rivelato in tutti un grande rispetto reciproco e un grande impegno e fedeltà nei confronti del lavoro che avevamo accettato di svolgere. Quasi spontaneamente è stata bandita ogni volontà di prevalere di fronte al tipo di impegno assunto, che consisteva nel valutare dei film religiosi, in vista di assegnare quattro premi: giudizio cinematografico e giudizio tematico, intendendo tutto ciò nel senso che ho più sopra specificato. Per me è stata una grande lezione di vita pratica: ho avuto la prova che è possibile concretamente andare d'accordo anche nelle più profonde diversità di cultura e di religione, senza bisogno di rinunciare minimamente alla propria fede, purché ci sia serietà di intenti e sincero rispetto per l'altro. Il che significa, in altre parole, sincero amore per la verità e per la giustizia, nella libertà della carità, che è poi la strada di Dio. Infatti il rispetto è umiltà, cioè il contrario della superbia che porta a un esagerato giudizio di se stessi e alla prevaricazione. E la superbia è il peccato originale: "sarete come Dio!", fu la tentazione del Maligno. Le tante lotte per religione e anche per etnie, cui stiamo assistendo oggi, come nei secoli passati, rivelano almeno una falsa concezione di intenti, se non un'insincerità, una voglia di trionfalismo anziché di servizio, una sostanziale mancanza di rispetto per l'altro, il non accettare di stare alla pari, il voler qualcosa che non ci compete. Insomma, un seguire il vessillo del diavolo. Il che non significa affatto lasciarsi fare la pipì o la popò sulla testa. Ma se ci fosse il giusto rispetto, non ci sarebbe nemmeno il bisogno di difendersi. A cosa può servire questa mia esperienza, per me stupefacente? Non lo so; ma spero che possa essere utile anche per altri, come lo è stata per me. Che tutto nel mondo si riequilibri nella umiltà che ciascuno dovrebbe esercitare è utopia il pensarlo; ma ciascuno può cominciare da sé per creare la vera pace, almeno attorno a lui.
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